02. - Morfologia
Scheletro di pipistrello vista frontale
Fig. 2-01 - Scheletro di pipistrello visto di fronte
da Enciclopedia Italiana

Lo scheletro

Ciò che distingue i chirotteri, o pipistrelli, da tutti gli altri mammiferi è la capacità di volare. Vero volo ottenuto con il movimento di ali, non il planare dello scoiattolo volante e di altre poche specie. Come negli uccelli, gli arti anteriori dei pipistrelli is sono adattati al volo, ma in maniera differente.

Osservando la figura qui a lato si può notare:

• l'omero (o) poco allungato e robusto per sostenere lo sforzo dei muscoli pettorale e deltoide, soprattutto nelle porzione prossimale dove is articola con la clavicola (c) e la scapola,

• il radio (r), molto allungato, che determina l'apertura alare,

• l'ulna (u) parzialmente fusa col radio e formante con la parte libera un arco di rinforzo,

• la mano che, diversamente da quanto avviene negli uccelli, presenta un notevole sviluppo in lunghezza delle ossa delle dita ( da II a V), mentre il pollice (I) è più corto e termina con un robusto artiglio.


La mobilità di alcune articolazioni è limitata: il carpo è pressocchè rigido, l'avambraccio non può ruotare.

Il patagio

I loro arti alati sono costituiti da una sottile plica cutanea chiamata patagio costituita da due strati epidermici che coprono uno strato connettivo. Il patagio è costituito da tre parti: il propatagio che si estende dalla spalla fino al pollice quindi al di sopra dell’avambraccio (plp); il plagiopatagio partendo al di sotto del primo dito fino al quinto dito (chp) e comprendente anche la parte del tronco fino ad arrivare alla zampa posteriore; infine l’uropatagio che è teso subito al di sotto della zampa posteriore fino alla coda (up). A sua volta il plagiopatagio è suddiviso in endopatagio che comprende tronco, omero, arto posteriore e una sezione delimitata dal gomito e la sezione frontale dell’orlo patagiale; mesopatagio successivo all’endopatagio fino a raggiungere il quinto dito e infine l’ectopatagio. Quest’ultimo viene anche chiamato dattilopatagio in quanto il patagio si trova tra le varie dita e infatti distinguiamo il dattilopatagio breve tra pollice e secondo dito, il dattilopatagio minore tra secondo e terzo dito, il dattilopatagio medio tra terzo e quarto dito e il dattilopatagio maggiore tra quarto e quinto dito.

Nell’uropatagio subito dopo il piede si diparte una struttura cartilaginea chiamata calcar o sperone con la funzione di sostenere l’intera struttura e mantenere la sua ampiezza. Al di sotto del calcar può essere presente nelle specie con volo veloce (Hypsugo, Nictallus, Pipistrellus, Vespertlio, Barbastella e Eptesicus) con funzione quindi di rigidità del calcar e quindi di maggior curvatura e di ampiamento dell’uropatagio. Ciò quindi determinerebbe all’animale una maggior virata nel volo durante le ore di caccia. Ovviamente il patagio è costituito da una rete di arterie, nervi, fibre di tessuto connettivo e fasci muscolari. La parte dorsale è costituita da peli che rendono il volo più aereodinamico, mentre nella parte ventrale sono presenti delle fasce di setole specializzate con funzione di trappole per la cattura degli insetti durante il volo.

Gli adattamenti non sono limitati agli arti anteriori: il cinto pelvico è piccolo, l'arto posteriore ha ruotato sul suo asse dimodochè il ginocchio è rivolto verso l'esterno, la pianta del piede è in avanti e pertanto il pollice è dal lato esterno. Le dita dei piedi terminano con robusti artigli.

Scheletro di pipistrello vista laterale
Fig. 2-02 - Scheletro di pipistrello in posizione di deambulazione
da Enciclopedia Italiana

Leggerissimo, adatto al volo, lo scheletro dei pipistrelli non è altrettanto adatto alla deambulazione; i pipistrelli is spostano strisciando sul suolo aggrappandosi alle asperità mediante gli artigli del pollice e delle dita dei piedi; da questa posizione stentano a spiccare il volo.

Peli di pipistrelli
Fig. 2-03 - Peli di pipistrelli
da Enciclopedia Italiana

Il tegumento

Come la maggior parte dei mammiferi i pipistrelli possiedono una folta pelliccia indispensabile per la protezione, termoregolazione e in questo caso anche per l’aerodinamicità. Essa è costituita da peli di contorno (lunghi e rigidi) che costituiscono la maggior parte della pelliccia e viene chiamata giarra o pelame di contorno; presentano anche peli lanosi (più corti, morbidi e ondulati) che costituiscono la borra o la lanugine.

Vengono inoltre distinti quattro tipi di peli: i peli guida (lunghi,robusti, scuri, diritti e di spessore maggiore) e i peli guida aristati o peli guida a spiga (con le stesse caratteristiche dei precedenti ma pigmentati e slargati nella parte apicale) che insieme vanno a costituire la giarra. I peli lanosi aristati o peli lanosi a spiga (corti, deboli, onduati, slargati all’apice e pigmentati) e i peli lanosi (con le stesse caratteristiche dei precedenti ma non slargati e meno pigmentati) costituiscono la borra. La cuticola è costituita da un’aggregazione di scaglie di diversa forma, numero e disposizione ed esse sono un carattere diagnostico specie specifico (Fig. 02-02).

Cranio e dentatura

Il cranio dei chirotteri è molto diagnostico in quanto solo loro presentano nella parte “anteriore” una smarginatura ricurva detta smarginatura nasale che separa i due incisivi. Inoltre la regione occipitale di norma è arrotondata ma in alcune specie (Eptesicus, vedi figura) è a forma…. .

Nei Rinolofidi per esempio le cavità nasali dorsalmente sono molto dilatate e originano una protuberanza prefrontale e un’insellatura occipitale in una specie piuttosto che in un’altra (vedi figura iconografie). Come formula dentaria viene presa in considerazione quella degli Euteri (Insettivori) caratterizzata da 44 denti con eccezione della mancanza di qualche dente a seconda delle specie come incisivi, premolari e molari. La dentatura da latte comprende da 20 a 22 denti di forma particolare che consentono al cucciolo di mantenersi attaccato al capezzolo anche durante il volo. Quella permanente varia dai 28 ai 38 denti.

Non abbiamo una risposta certa ma solo studi su diversi individui, infatti sono stati riscontrati numeri diversi di denti all’interno della stessa specie. 28-30 denti in Rhinolophus ferrumequinum; 32 denti in Tadarita, Rhinolophus, Vespertilio, Eptesicus, Hypsugo e Pipistrellus kuhlii; 34 denti in Barbastella, Hypsugo, Nyctalus e Pipistrellus; 36 in Plecotus e Miniopterus e 38 in Myotis e Miniopterus.